Mondi Paralleli: Melt Banana
Il terzo disco dei Melt Banana, Scratch or Stitch (1995), contiene 22 brani su 31 minuti totali. Il pezzo più lungo è 2’46″, il più breve 9 secondi. Il disco si apre e si chiude nella più lucida frenesia. Dietro le solite convenzioni strumentistiche (basso chitarra batteria e voce) si cela un mondo che supera le convenzioni imposte. Rika mm’ traccia l’asse portante delle composizioni con potenti e precise linee di basso. La batteria sembra seguirla con energia ma senza dominare la scansione temporale. Le parole “a tempo” di Yasuko Onuki sono stridule, come in un delirio infantile, continuo, a 5000 volt. La chitarra invece imperversa fuori dal tempo, libera di ogni freno, giustapposta al frastuono ritmico ma allo stesso tempo integrata nel maelstrom divino. Gli idiomi usati da Ichirou Agata sono costruiti su glissandi, discontinuità , reiterazioni e un originale uso degli effetti a scopo timbrico, come se il suo obiettivo fosse la costruzione di un timbro rumoristico in perenne mutazione. O forse è presente una cosa ancora più ammirevole (e giapponese), ossia l’assenza: l’assenza di alcun obiettivo.
I brani dei Melt Banana sono precisi, cambiano tempo 3 volte in un minuto, in mezzo al frastuono più totale, a 180 bpm e oltre. Non vi sono molti collegamenti con l’hardcore più estremo, se non a livello molto superficiale: il punto di partenza sembra qualcosa di completamente altro. Il rumore è allo stesso tempo l’arrivo e la partenza. La protesta, se c’è, ha modificato la sua logica.
La registrazione di Steve Albini aggiunge un elemento terrestre: la fisicità dei suoni che rimbalzano nella stanza e il parallelo quasi dickiano della “nostra” realtà insieme all’”altra”, che appare a distanza nella musica. Una conferma occidentale di una follia razionale. [Sito ufficiale]