
Federico Aldrovandi e’ stato ucciso senza che fossero state ascoltate le sue richieste di aiuto, come hanno riferito due testimoni che si trovavano nella zona dell’ippodromo di Ferrara, teatro della vicenda.
Manganellate in testa oltre che su braccia, gambe e schiena, il trascinamento sull’asfalto e lo schiacciamento del corpo da parte di uno dei militari che ha portato il giovane alla morte anche per ipossia.
E’ stato ammanettato e messo a pancia in gia’ prima di morire.
I risultati della perizia medico-legale hanno evidenziato ecchimosi ed ematomi sparsi su tutto il corpo, fra cui una lesione alla testa in sede occipitale, testicoli schiacciati, una profonda ferita su una natica e graffi sul viso.
Secondo la tesi di un cardiopatologo dell’Universita’ di Padova, il professor Thiene, il cuore di Federico avrebbe subito un arresto dopo aver ricevuto un colpo violento.
Le registrazioni del colloquio telefonico della Centrale operativa nei minuti successivi al fermo di Federico lasciano pochi dubbi: “… l’abbiamo bastonato di brutto. Adesso e’ svenuto, non so… E’ mezzo morto”.
Secondo il pm l’omicidio e’ maturato in una condizione di evidente sproporzione fra qualunque entita’ di agitazione psicomotoria del ragazzo, solo, disarmato e ammanettato, rispetto allo stato degli agenti, che erano in quattro, tutti sobri e anche armati.
La violenza delle botte e’ stata tale che due manganelli si sono addirittura rotti.
Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani e Luca Pollastri, gli agenti di Polizia che hanno ucciso Aldrovandi, sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi. Il pubblico ministero aveva chiesto 3 anni e 8 mesi.
Non sconteranno nemmeno un giorno in carcere, grazie all’indulto.
Non sono stati espulsi dalla Polizia.
E’ stato quindi dimostrato che in Polizia ci sono criminali spietati, che uccidono persone disarmate, e lo Stato ne giustifica gli atti.
[in parte tratto da beppegrillo.it]